2.2.3.4. Sparacio Luigi
E’ nato a Messina il 13 febbraio 1961. Ha dichiarato (escusso alle udienze del 7-10-1996, 8-10-1996, 9-10-1996, 14-10-1996, 15-10-1996, 16-10-1996, 11-10-1997) di aver commesso già da minorenne numerosi reati e di essersi reso responsabile a soli 17 anni dell’omicidio di Salvatore BRUZZESE, importante uomo malavitoso vicino a CARIOLO Placido, ucciso per futili motivi e soprattutto per il desiderio di emergere nell’ambiente criminale. Tramite NUNNARI Tommaso, suo amico d’infanzia, conobbe, poco tempo dopo il suddetto omicidio, CARIOLO Placido, il quale, messi da parte eventuali propositi di vendetta, lo affiliò, appena maggiorenne, al suo gruppo. Nell’anno 1981 venne arrestato (fu detenuto dal 12-11-1981 al 21-12-1981 - vedi tabulato D.A.P.) e condotto nel carcere di Messina, dove egli, volendo allontanarsi dal gruppo CARIOLO, accettò di essere ristretto nel reparto “cellulari”, che era occupato dagli affiliati al clan rivale “COSTA”, anche a rischio di essere malmenato dagli altri detenuti. Qui incontrò DI BLASI Domenico, personaggio di primo piano del clan “COSTA”, col quale instaurò subito un ottimo rapporto personale, divenendo suo figlioccio. Tramite quest’ultimo, che già in quel periodo aveva manifestato motivi di contrasto con il capo, fu affiliato, con un rituale che ricalcava modelli usati dalle organizzazioni criminali calabresi, al gruppo “COSTA”, nonostante i cattivi rapporti personali con il capo carismatico COSTA Gaetano , che si era reso responsabile della clamorosa uccisione in carcere di suo cognato, TIMPANI Antonino. In breve divenne uno dei responsabili del gruppo e strinse stretti rapporti con CAMBRIA Placido e CAVO’ Domenico. Arrestato nel maxiprocesso cosiddetto “dei 290” (in data 22-6-1985 - vedi tabulato D.A.P.), dal quale uscì poi assolto, assistette al declino del COSTA, maturato proprio nel corso di quel procedimento. Scarcerato per decorrenza termini il 7 marzo 1987, fece parte del gruppo, derivato da quello del COSTA, facente capo a CAVO’ Domenico, che in quel periodo operava d’intesa con MARCHESE Mario , all’epoca detenuto, GALLI Luigi e PIMPO Salvatore. Dopo la morte del CAVO’, avvenuta il 1-3-1988, grazie alla mediazione del DI BLASI, si alleò con CAMBRIA Placido, che era stato in precedenza isolato dal CAVO’, e formò con questo un gruppo criminoso contrapposto a quello di LEO Giuseppe. Alla morte del CAMBRIA, avvenuta il 18-1-1989, egli prese in mano le redini del gruppo che diresse sino al gennaio 1994, quando, dopo venti mesi di latitanza, prese dei contatti con le forze dell’ordine e, avendo deciso di collaborare con la giustizia, si fece arrestare.
Il collaboratore di giustizia VITALE Giovanni , sentito all’udienza del 25 ottobre 1996, nel riferire una vicenda che verrà meglio approfondita quando si parlerà di detto collaborante, ha affermato che nel 1994, quando ancora non aveva effettuato la scelta di allontanarsi dal mondo criminale ma anzi complottava per inquinare le prove, ebbe con SPARACIO Luigi , che già era sottoposto a regime speciale di protezione e trovavasi in una località segreta, periodici contatti telefonici sulla sua utenza cellulare, di cui conosceva il numero, e, previo appuntamento, un incontro all’hotel Europa dove quest’ultimo era alloggiato insieme ad altri collaboranti.
Questa vicenda, che getta un’ombra di sospetto sullo SPARACIO, che avrebbe continuato a mantenere contatti con personaggi dell’ambiente criminale dal quale sosteneva, viceversa, di essersi distaccato, non è stata ulteriormente approfondita, anche se sembra vi siano indagini della locale Procura della Repubblica, e non è possibile, pertanto, affermare con certezza che i fatti si siano verificati così come riferisce il VITALE, ma il racconto è sicuramente verosimile e conferma la circostanza, emersa anche quando si è trattato della vicenda che ha visto coinvolti SANTACATERINA Umberto e ORLANDO Giovanni, che erano possibili contatti telefonici non solo tra collaboratori di giustizia, ma anche tra costoro ed ambienti malavitosi e che i sistemi di sicurezza erano del tutto carenti, non essendo stati neppure in grado di impedire che vi fossero incontri, sostanzialmente privi di controllo, tra soggetti della criminalità organizzata e collaboratori di giustizia.