2.2.3.12. Leo Giovanni

E’ nato a Messina il 13 gennaio 1962. Ha dichiarato (escusso alle udienze del 9-7-1996, 15-7-1996, 23-7-1996, 24-7-1996, 11-10-1997) di aver deciso di collaborare con la giustizia nell’ottobre del 1994, dopo aver reso spontanee dichiarazioni confessorie nel processo sul duplice tentato omicidio FARINELLA. Ha ammesso la propria responsabilità in numerosi delitti, compresi gravi fatti di sangue, per i quali non era ancora indagato, atteso che SANTACATERINA Umberto lo aveva accusato solamente dell’omicidio di BITTO Vincenzo, oltre che di reati associativi e di un reato in materia di armi. Dopo la scelta collaborativa, ha consentito, con le sue dichiarazioni, il rinvenimento di armi nascoste in un terreno sito a Bordonaro e nella sua disponibilità (vedi anche verbale di perquisizione e sequestro di armi redatto in data 22 ottobre 1994, acquisito al n. 80 dell’ordinanza di questa Corte del 19-7-1997). Durante la carcerazione a Paliano, quando già era stato ammesso al programma di protezione, ebbe un violento litigio con COSTA Gaetano , anch’egli collaboratore di giustizia, originato, a quanto pare, da vecchi contrasti (vedi udienza del 23-7-1996: “LEO: perché, diciamo così, lui si sentiva abbandonato da mio fratello, da noi ecco”. Vedi, altresì, la documentazione proveniente dalla Casa di Reclusione di Paliano, acquisita all’udienza del 31-1-1998 e inserita tra gli atti entrati a far parte del fascicolo del dibattimento solo dopo l’ordinanza del 19-7-1997, dalla quale si desume che al LEO vennero riscontrate, a seguito di tale litigio, una lunga ecchimosi al collo ed un’altra in sede clavicolare e che, analogamente a quanto dichiarato dal LEO, il detenuto AFFE’ Nunzio, il quale assistette al fatto, ebbe a riferire nell’immediatezza del fatto agli agenti di polizia penitenziaria che il litigio nacque mentre i due parlavano “dei loro trascorsi nel campo della malavita”).

Il LEO ha affermato di aver fatto parte del gruppo associativo criminoso diretto dal fratello Giuseppe, nato all’interno del clan “COSTA” intorno al 1980. Detto gruppo operò per lungo tempo autonomamente ma alle dipendenze del COSTA, del quale Pippo LEO divenne nel 1981 figlioccio. Durante la celebrazione del maxiprocesso cosiddetto “dei 290”, nel 1985 - 1986, Giuseppe LEO, che in quel tempo era latitante, avendo saputo che COSTA Gaetano  e CAMBRIA Placido stavano operando all’interno del carcere con l’intento di estrometterlo, decise, primo tra i personaggi di spicco del clan “COSTA”, di rendersi totalmente indipendente dal capo, che di lì a poco verrà completamente esautorato. All’interno del clan diretto dal fratello, LEO Giovanni  ebbe il ruolo di responsabile del villaggio Bordonaro di Messina e per un breve periodo, durante la detenzione di Giuseppe LEO nel 1984, diresse, insieme agli altri responsabili, l’intero gruppo. Fu ininterrottamente detenuto (vedi tabulato D.A.P.) dal 29-12-1981 al 6-2-1984 e poi dal 16 ottobre 1984 al febbraio 1989 quando ottenne il beneficio della semilibertà (più precisamente il 25-1-1989), revocatagli il 6-7-1989, per poi essere ristretto agli arresti domiciliari dal 7 luglio 1990 al 28 giugno 1991.