2.2.3.13. Costa Gaetano

E’ nato a Messina il 27 ottobre 1951. Ha dichiarato (escusso alle udienze del 24-7-1996 e del 26-7-1996) di aver deciso di collaborare con la giustizia all’inizio del 1994, dopo aver ricevuto in carcere, dove si trovava da tempo detenuto per l’omicidio di TIMPANI Antonino, numerose ordinanze di custodia cautelare, compresa quella relativa al presente procedimento. Fu giudicato e condannato per reati associativi anche nel processo cosiddetto “dei 69” e in quello “dei 290”, nei quali fu ritenuto colpevole di aver diretto un’organizzazione criminale che esercitava in modo egemone, anche se in contrasto con il gruppo diretto da CARIOLO Placido, le attività illecite nella città di Messina. Dopo la scelta di collaborare con la giustizia ebbe per banali motivi un violento litigio in una struttura carceraria con LEO Giovanni , al quale diede “un ceffone” (vedi su questo episodio quanto si è detto sopra a proposito di LEO Giovanni).

 Sentito al dibattimento, ha riferito di essere stato affiliato sin dal 1972 alla ‘ndrangheta calabrese ed ha confermato il ruolo di preminenza che egli ebbe a lungo nella criminalità messinese, dove costituì un’organizzazione illecita satellite della ‘ndrangheta e ispirata alla struttura di quel tipo di associazione. Nonostante la detenzione protrattasi in modo quasi continuo dal 1975 (18-1-1975 - vedi tabulato D.A.P.) ad oggi (e dal 1977 in strutture carcerarie speciali), mantenne il suo ruolo di capo fino al 1986 - 1987, riuscendo a dirigere dal carcere l’organizzazione, attraverso sistemi di comunicazione epistolare elaborati dai terroristi politici, che assicuravano la segretezza dello scritto. Durante il maxiprocesso cosiddetto “dei 290” avvennero i primi contrasti con i più autorevoli esponenti del suo clan, che rapidamente portarono al suo completo esautoramento, definitivamente compiutosi però solo dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare di CAVO’ Domenico ed altri nel marzo 1987, quando egli, essendo detenuto lontano da Messina (il 20-5-1987 fu trasferito a Livorno - vedi tabulato D.A.P.), si trovò nell’impossibilità di difendersi dagli attacchi mossi dai suoi nemici.