2.2.3.14. Santoro Angelo

E’ nato a Messina il 5 agosto 1961. Ha dichiarato (escusso all’udienza del 22-10-1996) che tra il 1986 ed il 1989 fu “vicino” a FERRARA Sebastiano , che conosceva da bambino, e pur non facendo organicamente parte del gruppo criminoso da questo comandato, al quale si affiliò solo nel 1991, commise per conto dello stesso numerosi reati (“quando lui mi chiedeva un favore io glielo facevo”, udienza del 22-10-1996), come alcune estorsioni ed il tentato omicidio di CIRAOLO Claudio . In quello stesso periodo, svolse insieme ad un gruppo di persone ma in modo autonomo rispetto al FERRARA, altre attività illecite come rapine e spaccio di sostanze stupefacenti. Fu detenuto (vedi tabulato D.A.P.) dall’11-10-1982 al 24-12-1986; dal 15-10-1988 all’11-11-1988 quanto ottenne gli arresti domiciliari, mentre fu poi liberato il 20-10-1989; dal 7-11-1990 al 26-12-1990.

SANTORO Angelo  ha, altresì, narrato una vicenda che non può che destare sconcerto per la superficialità mostrata dagli organi inquirenti nella gestione dei collaboratori di giustizia, e perplessità per le ombre che getta non solo sulle dichiarazioni del SANTORO, ma anche su quelle degli altri collaboratori di giustizia sentiti nel presente procedimento e che, secondo l’accusa, furono affiliati a quello che viene definito “clan FERRARA”, risultando per costoro concreta e gravissima l’insidia di contributi collaborativi inquinati e artatamente concordati. Ulteriori particolari dell’episodio sono emersi dalle dichiarazioni rese da TURRISI Antonino, ZOCCOLI Giuseppe , FERRARA Sebastiano  e dallo stesso SANTORO Angelo  nel corso del dibattimento di primo grado del procedimento penale n. 7/96 R.G. contro FRENI Daniele ed altri (cosiddetta Operazione “FAIDA”), celebrato davanti alla seconda sezione della Corte di Assise di Messina, ed i cui verbali sono stati acquisiti agli atti del presente procedimento (vedi documenti acquisiti al n. 39 dell’ordinanza del 19 luglio 1997).

SANTORO Angelo  ha affermato che nel marzo 1994, poche settimane dopo l’arresto di FERRARA Sebastiano , che venne ristretto nel carcere di Messina dove anch’egli si trovava detenuto, seppe dal maresciallo comandante delle guardie penitenziarie che il FERRARA voleva parlare con lui e venne, pertanto, invitato a chiedere di essere autorizzato ad incontrarlo. Egli seguì l’invito e insieme a FERRARA Carmelo, fratello di Sebastiano (vedi sul punto le dichiarazioni rese all’udienza del 1-7-1997 del succitato procedimento), ebbe nell’ufficio del predetto maresciallo un colloquio con FERRARA Sebastiano , il quale comunicò ai due di avere effettuato la scelta di collaborare con la giustizia e li sollecitò a seguirlo in tale scelta (decisione che il SANTORO prese circa due mesi dopo), invitandoli, nello stesso tempo, ad accusare di taluni fatti persone innocenti, al fine di non incolpare alcuni uomini a lui vicini, in particolare CURATOLA Giuseppe , MANGANARO Salvatore  e ZOCCOLI Giuseppe , che degli stessi fatti si erano resi responsabili. Egli non raccolse detto invito e disse subito al FERRARA che non si sarebbe prestato a tale strategia ma, nonostante ciò, ricevette, quando si trovava detenuto nel carcere di Spoleto, ulteriori comunicazioni attraverso una cassetta registrata che quest’ultimo consegnò alla moglie e che la donna fece ascoltare  alla convivente del SANTORO e ad un altro affiliato, TURRISI Antonino, nella quale il capo lo rassicurava del fatto che lo stava accusando solo di un omicidio, tenendo nascosta la sua responsabilità in altri gravi fatti delittuosi.

ZOCCOLI Giuseppe  ha succintamente ricordato al dibattimento del presente processo un altro simile colloquio avuto in carcere con FERRARA Sebastiano  in quello stesso periodo, poche settimane dopo l’inizio della collaborazione di quest’ultimo con la giustizia. All’udienza del 3-4-1997 del suindicato procedimento ha estesamente raccontato i particolari della vicenda affermando che il colloquio suddetto si tenne l’8 aprile 1994 nell’ufficio del comandante della Casa Circondariale di Messina alla presenza di un funzionario della Questura di Messina e di due magistrati. Nel corso dello stesso egli venne invitato da FERRARA Sebastiano  a riferire agli inquirenti quanto sapeva sui rapporti che quest’ultimo intratteneva con personaggi politici messinesi, cosa che egli fece quando maturò la decisione di collaborare con la giustizia e iniziò a rendere dichiarazioni nel novembre dello stesso anno. Quello stesso giorno, inoltre, seppe da FERRARA Carmelo e SANTORO Angelo  che il giorno prima FERRARA Sebastiano  aveva avuto un colloquio con loro all’interno della Casa Circondariale, e che nel corso di detto colloquio comunicò la sua intenzione di rendere dichiarazioni non rispondenti al vero (ha affermato testualmente: “sia FERRARA Carmelo sia SANTORO Angelo mi dissero apertamente che li aveva convocati proprio per questo motivo e si intrecciavano delle dichiarazioni, si organizzavano delle dichiarazioni ed accusavano le persone innocenti in parte e colpevoli in parte”). Successivamente FERRARA Sebastiano  contattò nuovamente il fratello Carmelo e SANTORO Angelo  attraverso le rispettive mogli alle quali fece sentire una cassetta registrata, diretta anche a TURRISI Antonino, che egli aveva consegnato alla propria moglie in occasione di un colloquio, contenente istruzioni sulle dichiarazioni da rendere all’autorità giudiziaria. I due, tuttavia, non raccolsero prontamente la sollecitazione di FERRARA Sebastiano  e questi siappoggiò successivamente sul TURRISI e sul LONGO”.

La suddetta narrazione, sulla cui veridicità può difficilmente dubitarsi già solo per la perfetta sovrapponibilità delle dichiarazioni del SANTORO e di quelle dello ZOCCOLI, trova, poi, un parziale riscontro nelle dichiarazioni di FERRARA Sebastiano , il quale all’udienza del 20-5-1997 del suindicato procedimento ha riferito: “prima ancora di collaborare ho avuto un colloquio con i magistrati dell’antimafia e ho chiesto a loro che io avevo intenzione di collaborare però a condizione che loro mi dessero la possibilità di incontrare mio fratello Carmelo, SANTORO Angelo e ZOCCOLI Giuseppe. Mi concedono un colloquio dopo alcuni giorni con mio fratello Carmelo e SANTORO Angelo; io faccio presente a loro che le mie intenzioni erano quelle di collaborare...[...]. Successivamente mi concedono il colloquio con ZOCCOLI in presenza di un funzionario di polizia; gli dico a ZOCCOLI che io avevo st’intenzione di collaborare, se lui voleva pure collaborare e dire la verità su quello che lui era a conoscenza a me faceva piacere”. Sebbene il FERRARA non faccia alcun cenno, riferendosi ai colloqui avuti con ZOCCOLI Giuseppe , SANTORO Angelo  e FERRARA Carmelo, a tentativi di depistare gli organi giudiziari proponendo alcune ricostruzioni dei fatti difformi dal vero e cercando di avvalorare tali dichiarazioni attraverso quelle conformi anteriormente concordate con altri collaboratori di giustizia, non sembra possano esservi dubbi che fosse sua intenzione manipolare la realtà dei fatti con l’aiuto di altri suoi affiliati, poiché altrimenti non troverebbe alcuna valida spiegazione la sua insistente richiesta di parlare con le persone a lui più vicine nell’ambiente criminale prima ancora di rendere qualsiasi dichiarazione e, soprattutto, perché tale disegno viene chiaramente tradito dalle sue parole in ordine ai rapporti avuti in quei giorni con TURRISI Antonino: “mandai a dire a TURRISI che io avevo intenzione di collaborare, gli dissi: digli a SPARTA’ Giacomo e agli amici nostri del villaggio CEP, al dottore PAFUMI e mi sembra pure a MULE’ di stare tranquilli che io non li mettevo nel mezzo”. E poi, ha aggiunto: “durante la mia collaborazione quando mi trovavo a Vibo Valentia mandai a dire, anzi registrai una cassetta; in questa cassetta feci presente a TURRISI di collaborare con la giustizia e di dire tutto quello che loro sapevano, erano a conoscenza...[...]...Solo che il mio interesse era quello che loro mettessero da parte alcuni amici nostri...[...]...; AVV.: Può specificare quali altre persone lei ha cercato di non coinvolgere in questi episodi? IMP.:  CURATOLA, MARONGIO...[..]...MANGANARO Salvatore...”.

TURRISI Antonino ha reso, infine, alle udienze del 2 e del 3 aprile 1997 del procedimento cosiddetto “Op. FAIDA”, dichiarazioni che collimano perfettamente con quelle sopra succintamente esposte. Ha riferito, infatti, che FERRARA Sebastiano , subito dopo aver scelto di collaborare con la giustizia, fece sapere, tramite il fratello Alessandro, a lui e ad altri affiliati (MANGANARO Salvatore , CURATOLA Giuseppe , MARONGIU Giovanni, e forse anche SPARTA’ Giacomo) le ragioni della sua iniziativa di collaborare con la giustizia, rassicurandoli però del fatto che aveva preso contatti col fratello Carmelo, con SANTORO Angelo  e con ZOCCOLI Giuseppe , affinché tutti e tre rendessero conformi dichiarazioni nelle quali veniva riferita una verità soltanto parziale dei fatti. FERRARA Sebastiano , inoltre,  si mise personalmente in contatto telefonico col TURRISI ulteriormente tranquillizzandolo e dicendogli che lo aveva tenuto fuori da tutti gli episodi delittuosi commessi. Lo esortò, in seguito, a collaborare con la giustizia, raccomandandogli, nel contempo, di non parlare di estorsioni ai commercianti. Favorì, quindi, tale scelta, avvenuta nel maggio del 1994, preparando e rendendo possibile la sua consegna alle forze dell’ordine. Gli diede, infine, attraverso delle cassette registrate che consegnava durante i colloqui alla propria moglie, precise istruzioni sul contenuto delle dichiarazioni da rendere agli inquirenti, affinché non venissero accusati MANGANARO Salvatore , CURATOLA Giuseppe  e TAMBURELLA Rosario  (senza, tuttavia, accusare persone innocenti). Egli seguì, in un primo tempo, le indicazioni del FERRARA, ma successivamente, essendosi reso conto che la verità non poteva restare nascosta a lungo, ritornò sull’iniziale decisione e rivelò tutta la trama del FERRARA ai magistrati, iniziando, quindi, a rendere dichiarazioni conformi al vero, mentre il FERRARA, cui venne  revocato, in conseguenza di tali dichiarazioni, il programma di protezione, fu nuovamente ristretto in carcere.