2.2.3.28. Vitale Giovanni

E’ nato a Palermo il 10 agosto 1956. Ha dichiarato (escusso all’udienza del 25-10-1996) di conoscere SPARACIO Luigi  da moltissimi anni, sin da quando questi frequentava il cognato SOLLIMA Letterio. Con lo stesso ebbe rapporti di carattere illecito e insieme si resero autori nel 1982 e nel 1983 di alcune rapine ed estorsioni nell’ambito dell’attività di un piccolo gruppo del quale facevano parte anche SPARACIO Rosario  e NUNNARI Gioacchino . Nel 1983 (il 14-7-1983 - vedi tabulato D.A.P.) venne arrestato per un’estorsione e rimase detenuto fino all’aprile 1988 (al 16-4-1988), periodo durante il quale la sua famiglia venne sostenuta economicamente dallo SPARACIO. Quando riottenne la libertà egli iniziò ad operare per il gruppo facendo da intermediario nell’acquisto di droga e tenendo i contatti con le persone vittime di usura, ma senza rendersi autore di fatti di sangue.

VITALE Giovanni  ha riferito, altresì, che nel 1994, quando ancora non aveva effettuato la scelta di collaborare con la giustizia, ordì un complotto al quale avrebbero dovuto far parte dei collaboratori di giustizia, al fine di screditare un magistrato della Procura della Repubblica di Messina. A tal fine egli mandò dei messaggi a RIZZO Rosario  nel carcere di Bicocca a Catania e si incontrò con SURACE Salvatore presso l’hotel Europa di Messina, dove quest’ultimo si trovava alloggiato insieme a SPARACIO Luigi  (si tratta di una vicenda in parte esaminata in precedenza quando si è parlato dei contatti equivoci intrattenuti dallo SPARACIO dopo essere stato sottoposto a programma di protezione). Trasmise, quindi, un memoriale alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, nel quale manifestava la volontà di collaborare con la giustizia e formulava delle false accuse nei confronti di un magistrato. Si sconosce se al disegno delittuoso aderirono altri collaboratori, se tali calunnie ebbero un qualche seguito, e attraverso quali mezzi la verità venne poi alla luce, sicché gli elementi a disposizione di questa Corte non consentono alcun giudizio, neppure sommario, sul merito dei fatti, ma è certo che il comportamento tenuto nella circostanza dal VITALE, anche se anteriore alla collaborazione, è segno di grande spregiudicatezza e manifesta in modo inquietante la sua fiducia nella possibilità di ingannare impunemente gli organi preposti all’amministrazione della giustizia (egli ha ammesso, peraltro, di essersi reso responsabile nel recente passato del delitto di falsa testimonianza), usando la dichiarazione collaborativa come strumento al fine di ostacolare l’accertamento della verità.