2.3.5.3. Aprile Natale

APRILE Natale  è accusato di aver fatto parte dell’associazione “MARCHESE”, contestata ai capi “30” (l’associazione di stampo mafioso di cui all’art. 416 bis c.p.) e “31” (l’associazione finalizzata alla perpetrazione di delitti in materia di stupefacenti di cui all’art. 75 legge 22-12-1975 n. 685) della rubrica.

Dal certificato penale in atti risultano a suo carico diversi precedenti penali. L’unico fatto, tuttavia, che già dagli inquirenti all’epoca delle prime indagini, venne riferito ad attività delittuose perpetrate nell’ambito delle iniziative illecite del clan “MARCHESE” è quello accertato con la sentenza emessa dal Tribunale di Messina in data 28-3-1989 a carico di APRILE Natale  e confermata dalla Corte di Appello di Messina con pronuncia del 17-5-1993 (entrambe le suindicate sentenze si trovano inserite nella cartella dei provvedimenti emessi nei confronti dell’imputato APRILE Natale ). Tale sentenza ha esaminato, come si è visto quando si è trattato il reato associativo in generale, un episodio delittuoso avvenuto in data 21-12-1987 ai danni di tale MOSCHELLA Antonino, titolare di un panificio in località Giampilieri, il quale, mentre si accingeva ad aprire la propria autovettura, era stato avvicinato da un giovane, poi identificato nell’APRILE, che, armato di pistola, gli aveva esploso contro alcuni colpi attingendolo alla gamba sinistra. Come si legge nella citata sentenza, nel corso delle indagini si accertò che analogo ferimento si era verificato il 14-12-1987 in danno di MOSCHELLA Bruno, fratello di Antonino, “da parte di un giovane entrato nella pizzeria dello stesso, il quale, sparandogli contro gli diceva: questo da parte degli amici”. Inoltre “circa due mesi prima del fatto per cui è processo, due giovani si erano presentati nel locale e al figlio Giuseppe e alla commessa FRIDDI DI LEO Giovanna chiedevano di lui [di MOSCHELLA Antonino], in quel momento a letto. Sceso nel panificio, la commessa gli riferì che i due anzidetti, nel frattempo andati via, avevano detto all’atto di allontanarsi: che cosa dobbiamo dire a Mario MARCHESE ? Cià diri a Ninu MOSCHELLA che così non si raggiuna e che certe cose non si fannu e che ci rivedremo al più presto”. Orbene, “secondo la Squadra Mobile rapportante, entrambi i fratelli MOSCHELLA erano da tempo oggetto di estorsioni da parte di MARCHESE Mario , grosso esponente della malavita locale, il quale, nonostante detenuto, tramite i suoi accoliti imponeva la tangente a tutti gli operatori economici della zona Sud della città, di “competenza” di esso MARCHESE”. Il Tribunale ha mostrato, invero, di condividere tale interpretazione dei fatti, in quanto, mentre ha condannato l’APRILE per i reati di detenzione e porto illegali di pistola e di lesioni personali con indebolimento permanente dell’organo della deambulazione ai danni del MOSCHELLA, lo ha assolto dal reato contestatogli di tentata rapina, ritenendo sussistente, viceversa, un tentativo di estorsione. Il Tribunale ha osservato, infatti, che “ciò che analogamente aveva subito il fratello dell’odierna parte lesa, le visite e le oscure minacce da quest’ultima di recente subite, gli avvertimenti degli “amici” ed i messaggi dei “capi zona”, lasciano facilmente intendere che entrambi i MOSCHELLA, al pari di buona parte degli operatori economici di questa città, fossero preda di organizzazioni criminali dedite alle estorsioni e che lo APRILE, al pari dell’ignoto feritore del MOSCHELLA Bruno, si sia assunto il ruolo di killer, col compito specifico di gambizzare i commercianti più riottosi

Dai dati forniti dal D.A.P. risulta che APRILE Natale  fu detenuto in carcere, nel periodo che viene in considerazione per i reati associativi, dal 22-12-1987 sino al 24-5-1988, quando ottenne gli arresti domiciliari e venne, quindi, scarcerato il 1-12-1988. Venne, successivamente, arrestato nuovamente il 27-9-1989 e rimase detenuto in carcere sino al 15-11-1989 quando ottenne gli arresti domiciliari, mentre fu del tutto liberato il 3-1-1990. In tale periodo fu sempre ristretto nella Casa Circondariale di Messina, tranne un breve periodo dal 22-3-1988 sino al 21-4-1988, quando fu ristretto a Cagliari e a Sassari.

Nel presente procedimento è imputato oltre che dei due reati associativi, anche dell’omicidio di BONASERA Michele e di INSANA Carmelo (capi “40” e “41”, fatto avvenuto il 18-7-1989, vedi pag. 1786 e segg.), del tentato omicidio di GRASSO Santo (capi “48”, “49”, “50” e “51”, fatto avvenuto il 2-8-1989, vedi pag. 1848 e segg.) e dell’estorsione ai danni di SOFFLI Andrea (capo “39”, fatto contestato come commesso sino al febbraio 1993, vedi pag. 1936 e segg.) ed ha riportato condanna per i primi due episodi delittuosi, mentre è stato, viceversa, assolto per l’ultimo.

SANTACATERINA Umberto (vedi udienze in sede di incidente probatorio del 7-2-1994 e del 1-3-1994) ha elencato APRILE Natale  tra gli affiliati al clan “MARCHESE” ed ha affermato che entrò a far parte di tale sodalizio criminoso “dopo il tentato omicidio a Galati di un fornaio”, come egli apprese dallo stesso MARCHESE. Ha, quindi, dichiarato che MARCHESE Mario  conobbe l’APRILE in carcere “però c’era anche qualcosa al di fuori”. L’imputato si occupava nel clan di “omicidi e estorsioni” ed era proprietario di un’autovettura 132 blindata (cautela giustificabile solo dall’appartenenza ad uno degli schieramenti mafiosi in guerra).

MARCHESE Mario  (vedi udienze del 23-9-1996 e del 2-10-1996) ha dichiarato che APRILE Natale  faceva parte del suo gruppo ed “era mio figlioccio”. Ha, quindi, specificato che divenne un suo affiliato “quando l’hanno arrestato nell’87”. Infatti, “lui, quando era lì, in carcere con me, abbiamo incominciato a prendere l’amicizia, io mi mettevo a disposizione di tutto, o lui quello che aveva di bisogno; una volta uscito fuori, l’ho mandato a persone già che c’erano fuori come, diciamo, Gino LEARDO, di affiancarsi a queste persone ed era a mia disposizione”.

ROMEO Carmelo  ha elencato (vedi udienza dell’11-6-1996) APRILE Natale  tra gli affiliati al clan “MARCHESE” ed ha, quindi specificato (vedi udienza del 24-6-1996) di essersi conosciuto con lui a piazza Cairoli nei primi mesi del 1987. In realtà l’APRILE nel 1986 “ancora non faceva parte del clan” e “ci siamo conosciuti occasionalmente; lui voleva fare parte di un clan mafioso e naturalmente dopo ha fatto parte, perché mi risulta dopo che è stato arrestato. […] Quando è entrato nel carcere, a tutti gli effetti ha fatto parte del clan “MARCHESE””

PARATORE Vincenzo (vedi udienze del 16-1-1996, del 4-2-1996 e del 12-4-1996) ha dichiarato che APRILE Natale  era del gruppo “MARCHESE”” ed “è rimasto anche dopo la morte di CAVO’ insieme a MARCHESE”. Aveva le mansioni di killer, ma “si occupava di tutto”, nel senso che perpetrava “estorsioni, trafficava se c’era di trafficare in droga”. Il difensore dell’imputato ha contestato al collaboratore che egli aveva inizialmente inserito l’APRILE nel clan “MARCHESE”, ma il PARATORE ha chiarito che intendeva riferirsi al gruppo “SPARACIO – CAVO’ – MARCHESE”, quando costoro erano ancora uniti.

SPARACIO Luigi  (vedi udienza dell’8-10-1996) ha elencato APRILE Natale  tra gli affiliati al clan “MARCHESE”, ma ha dichiarato di non avere avuto alcun rapporto con lui e di non sapere che attività svolgesse nel gruppo.

GIORGIANNI Salvatore  (vedi udienze del 28-10-1996 e del 29-10-1996) ha indicato APRILE Natale  tra gli appartenenti al clan “MARCHESE” ed ha affermato che era un killer, ricordando i due fatti di sangue dei quali è imputato nel presente processo. Ha, quindi, aggiunto di averlo conosciuto già da minorenne ed “eravamo amici”. Il collaboratore ha, altresì, ricordato (si è fatto riferimento a tale episodio in occasione della trattazione dell’omicidio di BONASERA Michele e di INSANA Carmelo) che mentre egli era latitante, nel 1989, ebbe diversi incontri con APRILE Natale  allo scopo di “dividerci alcuni compiti”: avevano, infatti, progettato “che loro si interessavano di alcune persone e noi di altre persone”. L’obiettivo era quello di creare un gruppo ma non in contrasto o in contrapposizione con i rispettivi gruppi di appartenenza, poiché ciò avveniva “sempre con l’accordo dello SPARACIO, lo SPARACIO lo sapeva” ed anche “MARCHESE era consapevole di questo fatto e lo [ad APRILE] ha mandato a parlare con noi. […] Infatti il CENTORRINO e l’APRILE Natale sono saliti a san Giovannello, in un forno, hanno chiamato a questo fornaio per dirgli di mettersi in contatto con noi, perché sapevano che lui era a conoscenza di dove eravamo noi e così poi avvenne, diciamo, l’incontro. Ero io, APRILE Natale , […] CRUPI Rosario, […] c’era pure TABBONE”.

LA TORRE Guido (vedi udienza del 30-4-1996) ha ricordato APRILE Natale  come un affiliato al clan “MARCHESE” ed ha affermato di averlo conosciuto personalmente sin da ragazzino, ma di non avere avuto modo di operare insieme a lui.

CASTORINA Pasquale  (vedi udienza del 20-5-1996) ha dichiarato che “APRILE Natale  era pure vicino al gruppo di MARCHESE

VENTURA Salvatore  (vedi udienza del 29-5-1996) ha affermato che APRILE Natale  faceva parte del gruppo di MARCHESE Mario .

MANCUSO Giorgio  (vedi udienza del 28-6-1996) ha affermato che nel 1989, mentre egli si trovava in semilibertà, MARCHESE Mario  gli mandò “Natale APRILE, CENTORRINO e Gino LEARDO” a tendergli un’imboscata, la quale, però, fallì perché egli fu informato da una persona “che loro conoscono molto bene”.

LEO Giovanni  (vedi udienza del 9-7-1996) ha affermato che “APRILE Natale  era un ragazzo fidatissimo di MARCHESE”.

L’imputato APRILE Natale , sentito all’udienza del 6-11-1996, ha protestato la propria innocenza, affermando che “il rapporto che io tenevo con MARCHESE non era un rapporto che era portato, diciamo…, io ho fatto dei reati che […] non hanno mai incrementato […] il gruppo, [del quale io avrei] fatto parte”, tanto che “se ci fosse stato ricavato erano cose mie”. Ha, quindi, ammesso di aver conosciuto MARCHESE Mario in carcere, nel 1987 “al mio primo reato, si mangiava insieme in cella, perché nel reparto “camerotti” sono celle grandi […]. Quindi, sì, in questo senso conosco MARCHESE, ma non ho mai avuto rapporti di interesse, tranne questi che, poi, quando […] sono stato arrestato la seconda volta, ho ritrovato sempre il MARCHESE in queste sezioni, era l'unico che conoscevo con altre persone che hanno avuto una detenzione molto più lunga e, quindi, ho frequentato loro sempre in carcere, fuori non ci siamo mai frequentati. E' nata una confidenza là, come potrei avere con chiunque l'avessi avuto, […]. Perché con lui ho avuto una conoscenza più stretta nell'89, a causa di un incidente che mi è successo di una casa che avevo a mare, dove abitavo, che si è incendiata, un incendio doloso […]. Mi era sorto questo problema perché, essendo che diciamo non lavoravo, non avevo soldi per aggiustare la casa, quei pochi soldi che potevo avere mi servivano perché lavoravo in un cantiere, quindi avevo messo da parte poco, quei pochi soldi che potevo avere non potevo spenderli in un affitto di casa. Quindi, avevo chiesto semplicemente a MARCHESE il problema che avevo e il MARCHESE si era predisposto e ovviamente ha detto: Natale, l'unico aiuto che ti posso dare, visto che tu non hai mai voluto avere, diciamo, rapporti più larghi, più cose - dice - di avere.., ti posso favorire io a casa mia, perché io non conosco nessuno che ti possa dare aiuto di non pagare un affitto, cioè, non ho delle amicizie in cui ti possono permettere un'agevolazione del genere. E poi sono andato ad abitare a casa sua, infatti una volta mi arrestarono pure a casa sua, ma non ho avuto mai rapporti di.., altri tipi di rapporti, è nata solo un'amicizia così, lo conosco in questo senso”. Venne, quindi, arrestato nuovamente nel 1989 perché “mentre mi trovavo alla caserma a firmare, di Gazzi, sono venuti i Carabinieri e dice: dobbiamo farle una perquisizione. Mi hanno portato a casa e hanno trovato queste armi qua, […] hanno trovato una pistola sul comodino e delle armi con la droga, le cose tutte in un sacchetto e sono stato arrestato”. Per tale fatto ha subito condanna in primo grado, ma la sentenza non è ancora divenuta definitiva. Ha, quindi, chiarito di avere esercitato, dopo essere stato scarcerato nel dicembre 1988 (per decorrenza dei termini di custodia preventiva; gli venne, pertanto, applicato l’obbligo di firma presso la Stazione dei Carabinieri di Gazzi), il mestiere di fabbro insieme ad uno zio che aveva un’officina in viale Europa, nei pressi dell’incrocio con la via La Farina, ma non riuscendo a guadagnare a sufficienza, cercò lavoro come manovale nei cantieri edili. Egli abitò prima a Galati Marina, dopo il primo arresto si trasferì insieme alla moglie in casa del padre, dipendente comunale e custode dell’ex GIL. Dopo essere stato nuovamente arrestato non poteva più continuare a vivere lì “perché mio padre già non mi sopportava, cioè non condivideva il fatto che fossi stato arrestato, la vedeva come una vergogna; in più ero stato arrestato la seconda volta e mi aveva avvisato, per droga pure”, sicché andò ad abitare a Maregrosso, in via Oreto, ma durante la detenzione, “ai primi di ottobre” del 1989 “è successo un cortocircuito” e “si è incendiata la casa”. Non avendo più un’abitazione, fu allora ospitato, quando venne nuovamente liberato, da MARCHESE Mario , che offrì la sua disponibilità. L’imputato ha, infine, ammesso di aver conosciuto in carcere CENTORRINO Salvatore  e, sempre in carcere, i fratelli MESSINA, Rosario e Giovanni.

Ritiene questa Corte che l’accusa avanzata nei confronti di APRILE Natale  di aver fatto parte dell’associazione “MARCHESE” è pienamente provata, anche se solo dal dicembre 1987. Le dichiarazioni del SANTACATERINA hanno, infatti trovato piena conferma in quelle di MARCHESE Mario , capo del sodalizio criminoso cui si ritiene che l’imputato abbia aderito, il quale ha ricordato lo stretto rapporto instaurato con l’APRILE, che fu suo “figlioccio”. Già si è osservato, d’altronde, come i rapporti di “comparaggio” appaiono, sovente, molto significativi del rapporto di affiliazione, poiché tesi a rinsaldare i legami interpersonali la cui solidità è essenziale per la vita dell’associazione. Lo stesso imputato ha, poi, ammesso l’esistenza di una comunione di vita con il MARCHESE, tanto durante la detenzione, quanto nel periodo successivo ala sua scarcerazione, quando fu addirittura ospitato a casa del MARCHESE, elemento che fornisce un ulteriore indizio della suddetta affiliazione. Significative sono, altresì, le unanimi accuse dei numerosi altri collaboratori sopra menzionati appartenenti a clan diversi da quello del quale avrebbe fatto parte l’APRILE, perché tali accuse, pur se non particolarmente circostanziate, provengono da soggetti o appartenenti a gruppi contrapposti, i quali avevano un evidente interesse a conoscere le persone a loro ostili dalle quali doversi guardare (vedi in proposito le affermazioni di MANCUSO Giorgio ), o, appartenendo al medesimo ambiente delinquenziale, si trovarono nella condizione di acquisire, in diverse occasioni, con sufficiente attendibilità la conoscenza sull’organico inserimento dell’APRILE nel clan “MARCHESE” (ciò può dirsi, ad esempio, per SPARACIO Luigi  e per GIORGIANNI Salvatore , il quale ha narrato una vicenda, sulla quale ci si è maggiormente soffermati in precedenza, che attesta il notevole prestigio assunto dall’APRILE all’interno del clan “MARCHESE”, tanto che questi partecipò ad una riunione nella quale vennero definite le strategie del gruppo e venne stretta un’alleanza con un altro clan cittadino). I due fatti di sangue per i quali è stata ritenuta la responsabilità dell’APRILE rivelano, infine, specie il tentato omicidio di GRASSO Santo, quale rilevante apporto offrì l’imputato alla vita dell’associazione, nel cui ambito tali delitti certamente maturarono, non potendo dubitarsi che essi furono perpetrati dall’APRILE nella sua qualità di soggetto organicamente inserito nel sodalizio criminoso. L’affiliazione dell’imputato all’associazione “MARCHESE” può farsi risalire al dicembre 1987, secondo quanto riferito dal SANTACATERINA, il quale ha affermato che l’APRILE entrò a far parte del clan dopo il tentato omicidio di un fornaio, intendendo, evidentemente, riferirsi all’episodio nel quale rimase ferito il MOSCHELLA ed accertato con la sentenza di condanna sopra citata. Tale fatto è, senza dubbio, il primo fatto delittuoso commesso dall’imputato sicuramente riconducibile agli interessi illeciti del sodalizio facente capo al MARCHESE, come è stato bene evidenziato in detta pronuncia, della quale sono stati riportati ampi stralci. Nel corso della detenzione che seguì all’arresto per tale fatto delittuoso dovette, poi, rinsaldarsi il legame con il MARCHESE, come ha chiarito lo stesso MARCHESE Mario , che ha collocato l’affiliazione proprio durante tale carcerazione.

Alla luce delle superiori considerazioni, ritiene, pertanto, questa Corte che sia stata raggiunta prova evidente della partecipazione dell’imputato al clan “MARCHESE”, sodalizio che si può qualificare ai sensi dell’art. 416 bis c.p., ma non anche, come si è visto nella parte relativa al reato associativo in generale, ai sensi dell’art. 75 legge 22-12-1975 n. 685, sicché va affermata la responsabilità dell’APRILE solo per il primo di detti reati, fatto commesso dal dicembre 1987, mentre va assolto, anche se solo ai sensi dell’art. 530 comma 2 c.p.p., dal secondo reato con la formula perché il fatto non sussiste.

Per l’irrogazione ed il calcolo delle pene si rinvia al termine dell’esame di tutti gli episodi delittuosi.