5.2.11 Tentata rapina alla Banca Banca Popolare di Santa Venera, agenzia di Roccalumera (capo 39)

Il 5 aprile 1983, poco dopo mezzogiorno, un giovane si presentava a Lombardo Antonino, guardia giurata in servizio davanti all’agenzia di Roccalumera della Banca Popolare di Santa Venera, e chiedeva di entrare nell’istituto assumendo di dover cambiare una banconota da £. 50.000. Il Lombardo si insospettiva per l’atteggiamento dello sconosciuto per cui lo invitava a mostrargli un documento. Il predetto dava segni di fastidio quindi, improvvisamente, estraeva una pistola e cominciava a sparare all’indirizzo della guardia. Questa tentava di fuggire e di ripararsi dietro le vetture in sosta per evitare i colpi. Il malvivente, a questo punto, incitava un complice, della cui presenza solo allora il Lombardo si avvedeva, a sparare anche lui indicandogli la posizione dell’obiettivo. I due sparavano almeno cinque colpi con pistole cal. 7,65 (v. verbale di sequestro dei relativi bossoli) ed attingevano il Lombardo una sola volta al fianco destro. Vista la guardia a terra e priva di sensi, desistevano dal loro intento e, risaliti sulla “Vespa” con la quale erano giunti sul posto, si allontanavano avviandosi verso l’autostrada. Dopo aver abbandonato il motociclo ed imboccato a piedi la rampa dell’autostrada, venivano probabilmente raccolti da un complice con una autovettura (v. dichiarazioni Fati Carmelo e Fati Antonella). Nel frattempo il Lombardo, immediatamente trasportato in ospedale, veniva giudicato guaribile in dieci giorni.

All’epoca del fatto il Surace si trovava in carcere in seguito al primo arresto, avvenuto il 12 luglio, per la rapina al Banco di Sicilia di Giammoro. Egli afferma, tuttavia, di essere stato prontamente e compiutamente informato dagli esecutori anche in considerazione della peculiarità della rapina dalla quale era scaturito, diversamente dalla maggior parte degli episodi riconducibili al gruppo, il ferimento di una persona. Secondo il collaborante, il giovane cui la guardia aveva richiesto i documenti era Trovato Alfredo . Insieme a questo sul posto erano presenti Aspri Giuseppe e Trischitta Giuseppe almeno uno dei quali, e certamente il primo, aveva sparato alla guardia per dar man forte al Trovato. Dopo aver colpito il Lombardo i tre si erano allontanati dal posto, abbandonando il proposito criminale, a bordo di una “Vespa” precedentemente rubata. Avevano quindi raggiunto l’autostrada dove era ad attenderli Scipilliti Giovanni  alla guida di un’autovettura pulita.

Le dichiarazioni del Surace, di fonte indiretta come detto, collimano con le risultanze di prova generica su tutti i punti ad eccezione di uno, il numero delle persone coinvolte, che al Collegio appare di particolare rilievo ai fini della valutazione dell’attendibilità intrinseca del collaborante per quel che riguarda l’individuazione degli esecutori del delitto in relazione alla correttezza del ricordo che egli può avere della vicenda. Il Lombardo, nella sue prime dichiarazioni, rese la mattina del giorno successivo al fatto mentre era ricoverato in ospedale ed allegate agli atti in seguito alle contestazioni, aveva indicato in una sola persona il complice del giovane che lo aveva avvicinato chiedendogli di entrare nell’istituto bancario. Nelle successive dichiarazioni dell’11 maggio, invece, ha sostenuto che, dopo che il primo rapinatore aveva iniziato a sparare, aveva notato altre due persone presenti sul posto (“Nella stessa circostanza potevo notare che sullo stesso marciapiede vi era un giovane all’altezza della rivendita di tabacchi ed altro sul marciapiede opposto alla stessa altezza”). Tale ultima indicazione, confermata con qualche incertezza nel corso dell’esame dibattimentale, è, tuttavia, probabilmente frutto di una svista riconducibile al fatto che nella concitazione del momento il Lombardo, braccato dal rapinatore, ha verosimilmente scambiato una delle persone casualmente presenti sul posto per un complice dei malviventi. Il teste Ciraso Davì, mentre era in corso la sparatoria, transitava a bordo della propria autovettura sulla strada davanti all’istituto bancario. Lo stesso ha descritto tutta la vicenda dell’aggressione alla guardia giurata ed ha affermato con sicurezza che a sparare erano stati due giovani, che all’epoca ha descritto in dettaglio. I due aggressori, dopo che il Lombardo era caduto in terra, erano saliti su un “Vespone” e si erano allontanati. Il teste Fati Carmelo ha sostenuto di aver notato, subito dopo la rapina, due giovani che, scavalcato il guardrail, avevano raggiunto la corsia Catania - Messina dell’autostrada e successivamente erano stati probabilmente prelevati da qualcuno (il teste afferma di aver sentito uno stridio di gomme ed il rumore di un mezzo che si allontanava). La teste Fati Antonella, mentre si trovava per strada, aveva notato due giovani che di corsa si dirigevano nella sua direzione. I due si erano fermati e le avevano chiesto le indicazioni per raggiungere l’autostrada offrendole anche del denaro in cambio dell’informazione ricevuta. Si erano quindi diretti di corsa nella direzione indicata ed avevano raggiunto l’autostrada. Dall’interno della propria abitazione sita nei pressi la teste aveva “avuto l’impressione che dopo pochi minuti sulla corsia Messina - Catania si fosse fermata un’autovettura, prendendo i due a bordo”. Che le persone avvistate dai due testi suddetti fossero le stesse che avevano posto in essere l’aggressione ai danni del Lombardo è fuor di dubbio, al di là della stretta contiguità temporale degli episodi, in considerazione della sostanziale concordanza della descrizione fornita da tutti i testimoni dell’abbigliamento dei malfattori e delle loro caratteristiche fisiche. Fati Antonella, del resto, ha testimoniato della grande agitazione dei due individui, uno dei quali, piangendo, rinfacciava all’altro di averlo “messo nei guai”.

Ora, essendo evidente che nessuno dei testi sopra citati poteva avere interesse ad occultare la presenza di una terza persona, appare certo che solo due persone sono fuggite dal luogo del delitto a bordo del motociclo e che, sempre in due, i rapinatori, dopo aver abbandonato la moto, hanno raggiunto l’autostrada. È possibile che un eventuale terzo complice si sia allontanato a piedi e si sia portato sull’autostrada per una via diversa e con un mezzo diverso ovvero sia rimasto in loco per allontanarsene in un secondo momento senza dare nell’occhio. Ciò che conta ai fini in esame, però, è che nessuno dei testi oculari, e men che meno il Surace, ha fatto menzione di una tale manovra. Il che induce a ritenere che gli aggressori della guardia giurata fossero in effetti solo due, così come indicato dal Lombardo nella prima dichiarazione e dal Ciraso Davì ed in linea con una ricostruzione della vicenda coerente con le complessive risultanze della prova testimoniale nella scansione dei diversi momenti della fuga dei rapinatori. Su tale presupposto l’indicazione dei responsabili fornita dal Surace perde gran parte della sua affidabilità posto che, quantomeno per uno dei tre accusati, la stessa deve ritenersi errata. Si impone, quindi, coerentemente con l’impostazione generale in tema di valutazione della prova, la ricerca di una conferma esterna dell’accusa nei confronti dei singoli chiamati.

Un riscontro di tal genere non si rinviene in atti con riferimento alla posizione di Scipilliti Giovanni , unico chiamato a rispondere in questa sede del reato di cui al capo 39 della rubrica. L’imputato, per il ruolo attribuitogli dal Surace (attesa dei complici in autostrada), non può essere stato visto da alcuno dei testimoni per cui la descrizione dei rapinatori fornita dai testi medesimi non giova in alcun modo. Nessuna menzione dello Scipilliti fa poi Fresco Alfredo che, riferendo notizie apprese in carcere dagli stessi esecutori, ha indicato soltanto Trovato Alfredo  ed Aspri Giuseppe. L’imputato va conseguentemente assolto dal reato in esame per non aver commesso il fatto.