5.2.13 Tentata rapina all’ufficio postale di via Vecchia Comunale a Messina (capi 48 e 49)
Tale tentativo di rapina è imputabile a quattro persone che, travisate con caschi da motociclista, si introducevano nell’ufficio postale di via Vecchia Comunale, all’angolo di via Oreto, la mattina del 13 ottobre 1987, intorno alle 9,30. Uno dei malviventi sferrava alcuni colpi con una mazza di ferro contro la blindatura della porta interna dell’ufficio. Poiché la porta resisteva all’impatto, venivano esplosi all’indirizzo della stessa cinque o sei colpi di pistola cal. 7,65 e, forse, cal. 38. Due di tali colpi perforavano la blindatura, ma non determinavano l’apertura della porta. I rapinatori a questo punto desistevano dall’azione e si allontanavano a bordo di due motocicli “Vespa” facendo perdere le loro tracce. Quel giorno l’ufficio postale aveva una certa disponibilità di cassa in quanto era appena pervenuto denaro contante necessario per il pagamento delle pensioni.
Surace ha sostenuto che la rapina in contestazione era stata organizzata in carcere, in sua presenza, da Cutè Giovanni e Fresco Alfredo in vista di un permesso che gli stessi avrebbero dovuto ottenere qualche giorno dopo. All’esterno del carcere si era occupato della fase preparatoria del delitto Trischitta Giuseppe, all’epoca libero, il quale aveva anche preso parte all’azione. I suddetti avevano raggiunto l’ufficio postale a bordo di motocicli “Vespa” precedentemente rubati. Alcuni complici che il collaborante non è in grado di indicare, per ritardare l’eventuale intervento delle forze dell’ordine, avevano bloccato la strada con due autovetture rubate in precedenza. All’interno dell’ufficio Fresco aveva sferrato alcuni colpi con una mazza contro la blindatura della porta. Non riuscendo nell’intento di infrangerla, lo stesso aveva estratto una pistola cal. 357 Magnum ed aveva sparato uno o due colpi contro il vetro blindato. Poiché anche tale azione non aveva dato esito, i rapinatori erano risaliti a bordo dei mezzi ed erano fuggiti.
Fresco, ammettendo la propria responsabilità, ha fornito del medesimo episodio una descrizione molto più lineare e dettagliata, distaccandosi dal Surace, almeno dalla versione dibattimentale delle dichiarazioni di questo, con riferimento all’individuazione di alcuni dei partecipi. Il Fresco, in primo luogo, conferma che la rapina era stata organizzata in carcere e che tutti i partecipi detenuti avevano richiesto ed ottenuto un permesso per lo stesso giorno. Gli esecutori erano stati, oltre al collaborante, Cutè Giovanni, Aspri Benedetto e Trovato Alfredo . Il Cutè aveva parcheggiato una vettura in mezzo alla strada per bloccare il traffico. Tutti e quattro, travisati con caschi da motociclista, erano quindi entrati nell’ufficio postale. Fresco aveva colpito con la mazza varie volte il vetro blindato senza riuscire ad infrangerlo. Aveva quindi tentato la stessa manovra, senza miglior fortuna, anche Aspri Benedetto. Rivelatosi inutile l’uso della mazza, lo stesso Fresco aveva estratto la pistola ed aveva iniziato a sparare contro il vetro con la propria pistola cal. 357 Magnum. Fallito anche tale tentativo, essi erano fuggiti utilizzando le moto precedentemente rubate con le quali, a parte il Cutè che aveva utilizzato la vettura Fiat Uno sopra menzionata, erano giunti sul posto.
Con riferimento all’episodio in esame ogni possibile questione circa l’attendibilità dei collaboranti, l’analisi delle divergenze tra le diverse versioni e la ricerca dei possibili riscontri esterni viene superata dall’ammissione di responsabilità di tutti e tre gli accusati. Trovato Alfredo , Cutè Giovanni e Aspri Benedetto , infatti, hanno tutti riconosciuto di aver preso parte all’azione, confermando il racconto del Fresco anche sul punto dell’individuazione dei correi. Sussiste dunque prova certa del concorso nei delitti di cui ai capi 48 e 49 della rubrica nei confronti di Trovato Alfredo ed Aspri Benedetto, unici imputati in questa sede tenuto conto degli stralci operati nei confronti del Fresco e del Cutè.
Tenuto conto della dinamica del delitto come sopra sintetizzata, sussistono all’evidenza tutte le aggravanti oggettive contestate con riferimento al capo 48 della rubrica (fatto commesso da più persone riunite, travisate ed armate).