5.2.15 Rapina alla Banca Nazionale delle Comunicazioni in piazza Stazione a Messina (capi 54, 55 e 56)

Tale rapina, stando a quanto dichiarato dal direttore dell’istituto bancario, unico teste citato dal P.M. in dibattimento per riferirne, si è verificata la mattina del 2 novembre 1987. Due uomini armati, uno dei quali travisato con un fazzoletto, approfittando del malfunzionamento della porta girevole esterna della banca, si erano introdotti nell’agenzia ed avevano intimato agli impiegati la consegna del denaro. Mentre uno dei rapinatori era rimasto nei pressi della porta tenendola aperta, l’altro, fatta aprire la cassaforte, aveva riempito un sacco di tutto il denaro esistente, successivamente quantificato in circa £. 227.000.000. Compiuta la rapina i malviventi si erano allontanati con mezzi non precisati.

Surace, all’epoca del fatto detenuto, ha indicato i responsabili in Aspri Giuseppe, Trovato Alfredo , Venuto Giuseppe  e Ventura Carmelo , assumendo di aver appreso i fatti dai suoi affiliati e, in particolare, da Fresco. Per entrare all’interno della banca i suddetti avevano escogitato lo stratagemma di far vestire il Trovato da donna sperando, per tal via, di ottenere più facilmente l’apertura della porta blindata. Per ogni evenienza, comunque, i rapinatori si erano portati dietro la solita mazza da utilizzare alla bisogna. Per una fortunata coincidenza, invece, la porta in questione era aperta perché guasta. Ventura, Aspri e Trovato erano allora entrati ed avevano portato a termine la rapina asportando una somma superiore ai 100 milioni. Si erano, poi, allontanati utilizzando dei motocicli.

Fresco, in permesso il giorno della rapina, ma non partecipe della stessa, indica nelle stesse persone già accusate dal Surace, con l’esclusione di Aspri, gli esecutori. Anch’egli afferma che uno dei rapinatori era travestito da donna (Ventura o Trovato), ma precisa che questo non era entrato nella banca in quanto, poiché la porta era guasta, non era stato necessario utilizzare il travestimento.

Le dichiarazioni dei due collaboranti testé citati appaiono al Collegio eccessivamente generiche e non idonee a costituire la base per un’affermazione di responsabilità nei confronti di Trovato Alfredo , Ventura Carmelo  e Venuto Giuseppe  per i reati di cui ai capi 54, 55 e 56. Sia l’uno che l’altro collaborante si limitano quasi esclusivamente ad indicare i nominativi dei presunti responsabili senza fornire particolari dettagli che possano consentire al Tribunale una verifica dell’effettiva compiuta conoscenza dei fatti riferiti. A ben vedere nella descrizione della dinamica del delitto essi concordano nell’affermare che uno dei rapinatori era vestito da donna e che la porta di ingresso era guasta. Ora, mentre la seconda circostanza trova conferma in atti, la prima sembra smentita dalla deposizione del teste Postorino secondo il quale i due rapinatori penetrati nella banca erano uomini e dello stesso sesso erano tutti i clienti presenti. Anche ammesso, poi, che, come sostenuto dal Fresco, il rapinatore travestito sia rimasto all’esterno, rimane il fatto che, per quel che risulta dagli atti del presente giudizio, nessuno ne ha notato la presenza.

A parte tali considerazioni, dalle dichiarazioni dei collaboranti sembra di capire che la fonte del Surace è fondamentalmente rappresentata da Fresco il quale, essendo in permesso, aveva potuto apprendere della vicenda nell’immediatezza. Fresco, per parte sua, non è stato in grado di spiegare con chiarezza come avesse appreso le notizie poi riferite in giudizio (“Questo l’ho appreso mentre ero fuori, diciamo, dallo stesso Trovato, e poi in galera si parlava di questa rapina .... in carcere o fuori, o ero in permesso, non mi ricordo bene”). Per contro le dichiarazioni dello stesso su tale episodio sono evidentemente inquinate dalla pregressa conoscenza di quanto aveva dichiarato il Surace. È lo stesso collaborante a riconoscerlo laddove, incalzato dalle domande durante il controesame, ha affermato: “C’è il Surace che fa queste dichiarazioni .... lei queste domande gliele faccia a Surace che le sa più precise”. Ripetutamente, poi, Fresco ha lealmente puntualizzato che, non avendo direttamente partecipato all’azione e riferendo notizie apprese da altri, non poteva avere assoluta certezza delle accuse in questione. Per questa ragione, a suo dire, in un primo tempo, nel corso delle indagini preliminari, non aveva fatto riferimento a Trovato Alfredo  quale compartecipe del delitto. Né, al di là della sicurezza ostentata in dibattimento, Surace sembra avere più compiuta informazione (o migliore ricordo) della vicenda. Basti evidenziare al riguardo che il collaborante, pur sollecitato dal P.M., ha insistito nell’affermare che uno degli esecutori della rapina, e precisamente uno di quelli certamente entrati nella banca, era Aspri Giuseppe laddove, secondo quanto risulta dagli atti, questi era all’epoca detenuto, essendo stato tratto in arresto il 18 luglio 1987 e scarcerato il 4 maggio 1990, senza aver fruito di permessi che gli potessero consentire di prendere parte all’azione. Tutto ciò senza considerare che l’assunto dell’ingresso in banca di tre persone è smentito dall’unico teste escusso che ha fatto riferimento soltanto a due rapinatori e che nessuno sembra aver notato la necessariamente ingombrante mazza che i malviventi si sarebbero portati dietro per ragioni di cautela.

In conclusione, tutti e tre gli imputati vanno assolti dai reati sopra specificati per non aver commesso il fatto non potendosi pronunciare una sentenza di condanna a fronte di chiamate in correità generiche, di incerta autonomia reciproca, prive di significativi riscontri esterni, di origine indiretta ed indeterminata, parzialmente smentite dalle ulteriori emergenze processuali.